Esmeralda e Il Coccodrillo. Racconto illustrato

 

                                  LA FAVOLA DI ESMERALDA E IL COCCODRILLO

 Una giorno Esmeralda, la rana spavalda, andava a caccia di zanzare con le sue amiche, quando vide volare sopra di loro la più veloce di tutte le zanzare.
 -Scommetto tre foglie di mentuccia contro una che me la mangio,- disse Esmeralda.
-Accettiamo la scommessa.- Dissero le altre Ranocchie.
Esmeralda prese allora a correre dietro alla zanzara, saltellando di foglia in foglia sull'acqua. La giovane Ranocchia era sempre rimasta nella sua pozza vicino alla riva del Lago, ma questa volta Esmeralda si stava lasciando alle spalle la pozza sicura per entrare nel Lago aperto.
 Un salto dopo l’altro sulle foglie che galleggiavano, finché Esmeralda, arrivata all'ultima foglia della pozza, si trovò sottacqua tuffata nel Lago. Quando emerse stordita, si stropicciò gli occhietti con le zampine e per la grande sorpresa rimase muta a osservare per la prima volta il grande Lago . Uno sbuffo d'acqua al centro del Lago attrasse la sua attenzione e la Rana sbalordita vide un Coccodrillo. Era la prima volta che ne vedeva uno e pensò che fosse un Ranocchio gigante. Come è bello, pensò. Affascinata e tremante prese a fare salti sull'acqua gracidando nell'aria, per attirare l'attenzione. Ma il Coccodrillo al centro del Lago rimase immobile. Oh, che stupida che sono, pensò la Rana, certo un Ranocchio così gigantesco non ha interesse per me. Mentre così pensava, una grandine di noci colpì la sua testa e la fece voltare, le altre Rane la richiamavano a gesti e con gracidii di spavento. 'Stupida, vuoi proprio dunque attirare il Coccodrillo? smettila e torna indietro’. Altro che Ranocchio gigante, lei era proprio una stupida scema inesperta.
Da quel giorno una grande curiosità aveva preso la Rana. Ogni notte, pian piano nuotava silenziosa fino al Coccodrillo. Gli saliva sulla schiena, si rotolava fin sulla punta della lunga coda e gli parlava a lungo.

-Non mi noti qualcosa di nuovo signor Cocco? Queste scarpine nuove di spicchio d'aglio fatte a mano, per esempio, oppure questa cuffiettina di foglia di basilico. Oh, ma tanto cosa perdo tempo a fare, voialtri Coccodrilli non date mai soddisfazione-. E andava avanti così tutta la notte, mentre il Coccodrillo sorpreso non sapeva proprio cosa dire. Solo una volta, per buona educazione, le disse il suo nome: Ermione.
Qualcuna delle Ranocchie la seguì, e fece la spia. E subito tutte le Ranocchie presero a sgridare la povera Esmeralda. ‘Che non ti venga in mente di portarcelo in casa quel tuo Coccodrillo, lo vedi da te come è piccola la pozza, a parte ogni cosa dove lo metti?'
Alcune tra le perfide sorelle Ranocchie, non contente, la prendevano sempre in giro. 'Suvvia Esmeralda, portacelo questo tuo bel Coccodrillo che ci facciamo tante borsettine'.
 

ESMERALDA CHIEDE CONSIGLIO AL SAGGIO RANOCCHIO                                                 Il tempo passa e le cose non vanno né avanti né indietro tra Esmeralda ed Ermione. Esmeralda era molto restia a confidarsi con chiunque, ma alla fine decise che sarebbe andata a consultare il Saggio Ranocchio del Tronco.
Il Saggio Ranocchio abitava a metà di un tronco d’albero nel cavo di una tana abbandonata. Esmeralda si era dunque presentata ai piedi del Tronco e aveva rispettosamente esposto i suoi problemi. Il Saggio Ranocchio le diede consigli di grande pratica applicazione, che furono i seguenti:
 - Mia cara Esmeralda, devi risolvere il problema di essere accettata dal clan dei Coccodrilli. Non voglio scoraggiarti o esagerare, ma alcune differenze tra le Rane e i Coccodrilli sussistono, anche se in fondo tutti e due sono verdi. -
 (Certo, diceva tra sé intanto Esmeralda, che se poi una ingrassa sembra anche più corta, dovrei mangiare meno polpette di fango fritto con contorno di zanzare).

- Le Rane,- riprese a dire il Saggio Ranocchio - sono elastiche e gonfiabili. Ora quello che devi fare, Esmeralda, non è altro che stirarti, stirarti e ancora stirarti, per allungarti. Poi devi tapparti la bocca, le orecchie e il naso, quindi soffiati e ancora soffiati, per gonfiarti. Quindi quando sei ben gonfia non devi far altro che ancora stirarti. E così ripetendo più volte gonfiaggio e stiraggio, puoi diventare larga e lunga quanto vuoi. Devi solo starci attenta. - Così concluse il Saggio Ranocchio.
La Rana Esmeralda sapeva ora tutto quello che c’era da sapere.
- Signor Saggio Ranocchio Vi ho portato una foglia arrotolata, piena di moscerini, prendete.- Esmeralda fece un balzo e depositò il dono nel cavo del Tronco.
-Preferivo una grassa zanzara ubriaca,- gracidò la voce dall’interno del cavo.
Tornata alla pozza, Esmeralda non faceva che specchiarsi nell’acqua e pensare da dove cominciare. Prese a tirarsi la codina. Effettivamente si allunga, mi pare che funzioni, si diceva. Poi si tappò ben bene e soffiò, soffiò come una disperata, mentre le sue sorelle nascoste dietro i cespugli sghignazzavano e si rotolavano nel fango morendo dal ridere. Cento e cento volte Esmeralda si gonfiò e si stirò afferrando con le zampine anteriori un rametto sospeso sopra la sua testa. Continuò così per ore e ore fino al tramonto.
Le luci del tramonto sul Lago allungano le ombre, l’ombra di Esmeralda si allungò sull’erba della riva, quando ella ebbe il sole alle spalle. Esmeralda vide la sua propria ombra muoversi sull’erba, pensò che fosse il riflesso esatto di se stessa, la misurò mentalmente e seppe di essere lunga almeno quanto un Coccodrillo, un sogno. Sopraffatta e stupefatta dalla felicità rimase così ferma in silenzio con lo sguardo volto al centro del Lago, in attesa di uno sbuffo d’acqua , il segnale di emersione del suo Coccodrillo dal fondo.
Finalmente tra mille bolle di schiuma il Coccodrillo emerse, si guardò famelico in giro, vide sulla riva questa grande ombra di rana e pensò alla cena. Esmeralda vide il Coccodrillo dirigersi finalmente verso di lei, Dio mio mi ha notata, pensò, mi cerca, sono davvero diventata lunga. Esmeralda vide davanti a sé le fauci spalancate del Coccodrillo, a sua volta schiuse le labbrucce per dire buonasera, ma all’improvviso fu inghiottita nel buio.

 

ESMERALDA METTE SU CASA

Cosa era accaduto dunque, quando il Coccodrillo si era lanciato sull’ombra di Esmeralda?

Risucchiata dalle fauci del Coccodrillo, Esmeralda si ritrova ad atterrare dentro la pancia del feroce bestione, ma invece di essere spaventata si guarda intorno felice e soddisfatta. Dunque mi ha preso con se a casa sua, pensa la Ranocchia. Esmeralda prese a guardarsi intorno con, l’ambiente era spazioso, caldo e confortevole. Laggiù, si diceva, voglio mettere una credenza coi vetri colorati; a destra faremo fare uno scaffale per la biblioteca; qua il salottino con le poltrone imbottite di piume e rivestite in pelle di gallina; poi più avanti si farà venire un cuoco cinese a preparare lo stufato di cane e gatto, che ai Coccodrilli deve piacere di sicuro. Quanto a me, continuava a dirsi Esmeralda, d’ora in poi voglio fare la signora, basta coi moscerini, le zanzare e lo star fuori a far chiacchiere tutto il tempo con chiunque, mi ritiro in casa come si conviene alla moglie rispettabile di un Coccodrillo.

Il Coccodrillo Ermione, per amor di pace, si sarebbe anche tenuta questa Ranocchia sullo stomaco, ma c’era un grosso problema. Nonostante tutta la sua smania di diventare una signora rispettabile, Esmeralda non poteva fare a meno di gracidare vergognosamente di continuo. La Ranocchia si rendeva conto che ciò era disdicevole al suo nuovo stato sociale e aveva provato di tutto pur di smettere: aveva provato a tenersi in bocca una meletta, a chiudersi la bocca con le zampette, a masticare foglie gommose e bucce di cocomero, ma l’istinto e la natura ranocchiosa avevano sempre il sopravvento. Cosicché ogni volta che il Coccodrillo puntava una preda, per aggredirla e mangiarsela, dalle fauci terribili usciva un gracidio d'allarme e la preda fuggiva, con l’aria per di più di non prenderlo neanche sul serio. Guai a colui, cui il destino riserva la compagna sbagliata. Non bastava al Coccodrillo doversi tenere tutto questo gracidio nelle orecchie, adesso cominciava a soffrire la fame, che per quando sia un gran male non era ancora il peggio. Il peggio era le beffe degli altri Coccodrilli. Suvvia Ermione, avevano cominciato  dirgli gli altri Coccodrilli, ti senti male, ti si va prendere qualcosa in farmacia? Ma Ermione negava, rispondeva che era solo un leggero mal di stagione, che presto sarebbe passato.

Dopo queste incomprensioni iniziali, le cose presero a girare tra Ermione ed Esmeralda.Il Coccodrillo cominciava ad abituarsi alla Rana. Quando si avvicinava una preda, Ermione rinchiudeva Esmeralda dentro due mezze noci di cocco per evitare che un gracidio inopportuno la facesse fuggire. Dopo un buon pasto, Ermione si sarebbe sentito qualcosa che gli mancava, se non gli fosse arrivata dal fondo la voce della Ranocchietta che gracidava: -Ma é possibile che tu mi debba sempre riempire il salotto di piume e penne di gallina, non si potrebbe mangiare dell’altro una volta tanto! E poi smetti questa abitudine di rotolarti giù nel fango come un porcello, dovresti startene più a riva, a farti vedere con una bombetta sul capo e a fumar la pipa, avresti finalmente un’aria rispettabile. Non crederai che si possa andare aventi così.-

Ermione taceva senza rispondere.

 

ERMIONE E IL SIGARO

Il tempo passava lieve e felice sul Lago, ma un maledetto giorno Ermione decise che d'ora in poi si sarebbe fumato un bel sigaro dopo la cena Finita la cena, Esmeralda perplessa vide che Ermione apriva una scatoletta dorata, prendeva un sigaro, toglieva la fascetta d'argento, smozzicava la punta e accendeva un fiammifero. Esmeralda era ancora abbagliata dal lampo del fiammifero, quando il fumo aspirato invase la gola di Ermione, dove la poverina si trovava. Inorridita Esmeralda cerca rifugio nella sua casa, nella pancia di Ermione, ma il fumo la segue.

- Ermione butta subito nel Lago quella cosa puzzolente.- Gracidò con tutto il fiato rimasto.

Ma la ruvida pelle di Ermione non fece una grinza.

-Perché non vai a darti una rinfrescatina, cara?- Rispose calmo e freddo.

Esmeralda non aveva altra scelta tuffarsi, se non voleva diventare una rana affumicata. Prese a nuotare verso la riva e sparì alla vista.

Ermione sazio per il buon pasto e stordito per aver fumato il suo primo sigaro, si addormenta di un sonno profondo fino al mattino seguente.

Il Coccodrillo si svegliò con un senso di vuoto allo stomaco. Accidenti, ma perché non si sentiva cantare Esmeralda davanti al fornello della colazione. Che la Rana avesse deciso di tornarsene in famiglia? Ermione si guardò intorno, niente. Così, cercando di non dare nell’occhio, il Coccodrillo spalancò la bocca e si guardò prima in gola e poi nel profondo stomaco, usando l’acqua come specchio. Ma nello specchio dell’acqua non si vide che una faccia di Coccodrillo assonnato. Ancora incredulo, Ermione cominciò a scuotersi e a sbattersi sulla superficie dell’acqua, ma non saltava fuori niente, non un pezzetto di zampina o un brandello di pelle verde. Alla fine Ermione prese a nuotare verso la riva delle Rane. Le Rane videro venirsi incontro il Coccodrillo che guardava prima una poi l’altra. Saltarono rapide di terrore di foglia in foglia e di ramo in ramo, finché furono tutte in alto al sicuro e dai rami presero a fissare il Coccodrillo, piene di rabbia  e di paura, strette l’una all’altra. Ermione girò e rigirò più volte davanti alla riva. Dove si era cacciata quella rompiscatole di Esmeralda, continuava a chiedersi. Finalmente la vide, con le spalle girate al Lago.

- Esmeralda, ho buttato via la scatola dei sigari.-

Esmeralda finge di non sentire, ma all'improvviso si gira e si tuffa, nuota disperata verso Ermione, salta sulla sua testa e lo bacia in mezzo agli occhi.

 E da allora non si lasciarono mai.

                                                          Fine

 

   

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Ultimo aggiornamento: 21-09-09.