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Esmeralda
e Il Coccodrillo. Racconto illustrato
LA FAVOLA DI ESMERALDA E IL COCCODRILLO
Una giorno Esmeralda,
la rana spavalda, andava a caccia di zanzare con le sue amiche, quando vide
volare sopra di loro la più veloce di tutte le zanzare.
-Non mi noti qualcosa
di nuovo signor Cocco? Queste scarpine nuove di spicchio d'aglio fatte a
mano, per esempio, oppure questa cuffiettina di foglia di basilico. Oh, ma
tanto cosa perdo tempo a fare, voialtri Coccodrilli non date mai
soddisfazione-. E andava avanti così tutta la notte, mentre il Coccodrillo
sorpreso non sapeva proprio cosa dire. Solo una volta, per buona educazione,
le disse il suo nome: Ermione.
ESMERALDA CHIEDE
CONSIGLIO AL SAGGIO RANOCCHIO
Il tempo
passa e le cose non vanno né avanti né indietro tra Esmeralda ed Ermione.
Esmeralda era molto restia a confidarsi con chiunque, ma alla fine decise
che sarebbe andata a consultare il Saggio Ranocchio del Tronco.
- Le Rane,- riprese a
dire il Saggio Ranocchio - sono elastiche e gonfiabili. Ora quello che devi
fare, Esmeralda, non è altro che stirarti, stirarti e ancora stirarti, per
allungarti. Poi devi tapparti la bocca, le orecchie e il naso, quindi
soffiati e ancora soffiati, per gonfiarti. Quindi quando sei ben gonfia non
devi far altro che ancora stirarti. E così ripetendo più volte gonfiaggio e
stiraggio, puoi diventare larga e lunga quanto vuoi. Devi solo starci
attenta. - Così concluse il Saggio Ranocchio. ESMERALDA METTE SU CASACosa era accaduto dunque, quando il Coccodrillo si era lanciato sull’ombra di Esmeralda? Risucchiata dalle fauci del Coccodrillo, Esmeralda si ritrova ad atterrare dentro la pancia del feroce bestione, ma invece di essere spaventata si guarda intorno felice e soddisfatta. Dunque mi ha preso con se a casa sua, pensa la Ranocchia. Esmeralda prese a guardarsi intorno con, l’ambiente era spazioso, caldo e confortevole. Laggiù, si diceva, voglio mettere una credenza coi vetri colorati; a destra faremo fare uno scaffale per la biblioteca; qua il salottino con le poltrone imbottite di piume e rivestite in pelle di gallina; poi più avanti si farà venire un cuoco cinese a preparare lo stufato di cane e gatto, che ai Coccodrilli deve piacere di sicuro. Quanto a me, continuava a dirsi Esmeralda, d’ora in poi voglio fare la signora, basta coi moscerini, le zanzare e lo star fuori a far chiacchiere tutto il tempo con chiunque, mi ritiro in casa come si conviene alla moglie rispettabile di un Coccodrillo. Il Coccodrillo Ermione, per amor di pace, si sarebbe anche tenuta questa Ranocchia sullo stomaco, ma c’era un grosso problema. Nonostante tutta la sua smania di diventare una signora rispettabile, Esmeralda non poteva fare a meno di gracidare vergognosamente di continuo. La Ranocchia si rendeva conto che ciò era disdicevole al suo nuovo stato sociale e aveva provato di tutto pur di smettere: aveva provato a tenersi in bocca una meletta, a chiudersi la bocca con le zampette, a masticare foglie gommose e bucce di cocomero, ma l’istinto e la natura ranocchiosa avevano sempre il sopravvento. Cosicché ogni volta che il Coccodrillo puntava una preda, per aggredirla e mangiarsela, dalle fauci terribili usciva un gracidio d'allarme e la preda fuggiva, con l’aria per di più di non prenderlo neanche sul serio. Guai a colui, cui il destino riserva la compagna sbagliata. Non bastava al Coccodrillo doversi tenere tutto questo gracidio nelle orecchie, adesso cominciava a soffrire la fame, che per quando sia un gran male non era ancora il peggio. Il peggio era le beffe degli altri Coccodrilli. Suvvia Ermione, avevano cominciato dirgli gli altri Coccodrilli, ti senti male, ti si va prendere qualcosa in farmacia? Ma Ermione negava, rispondeva che era solo un leggero mal di stagione, che presto sarebbe passato. Dopo queste incomprensioni iniziali, le cose presero a girare tra Ermione ed Esmeralda.Il Coccodrillo cominciava ad abituarsi alla Rana. Quando si avvicinava una preda, Ermione rinchiudeva Esmeralda dentro due mezze noci di cocco per evitare che un gracidio inopportuno la facesse fuggire. Dopo un buon pasto, Ermione si sarebbe sentito qualcosa che gli mancava, se non gli fosse arrivata dal fondo la voce della Ranocchietta che gracidava: -Ma é possibile che tu mi debba sempre riempire il salotto di piume e penne di gallina, non si potrebbe mangiare dell’altro una volta tanto! E poi smetti questa abitudine di rotolarti giù nel fango come un porcello, dovresti startene più a riva, a farti vedere con una bombetta sul capo e a fumar la pipa, avresti finalmente un’aria rispettabile. Non crederai che si possa andare aventi così.- Ermione taceva senza rispondere.
ERMIONE E IL SIGAROIl tempo passava lieve e felice sul Lago, ma un maledetto giorno Ermione decise che d'ora in poi si sarebbe fumato un bel sigaro dopo la cena Finita la cena, Esmeralda perplessa vide che Ermione apriva una scatoletta dorata, prendeva un sigaro, toglieva la fascetta d'argento, smozzicava la punta e accendeva un fiammifero. Esmeralda era ancora abbagliata dal lampo del fiammifero, quando il fumo aspirato invase la gola di Ermione, dove la poverina si trovava. Inorridita Esmeralda cerca rifugio nella sua casa, nella pancia di Ermione, ma il fumo la segue. - Ermione butta subito nel Lago quella cosa puzzolente.- Gracidò con tutto il fiato rimasto. Ma la ruvida pelle di Ermione non fece una grinza. -Perché non vai a darti una rinfrescatina, cara?- Rispose calmo e freddo. Esmeralda non aveva altra scelta tuffarsi, se non voleva diventare una rana affumicata. Prese a nuotare verso la riva e sparì alla vista. Ermione sazio per il buon pasto e stordito per aver fumato il suo primo sigaro, si addormenta di un sonno profondo fino al mattino seguente. Il Coccodrillo si svegliò con un senso di vuoto allo stomaco. Accidenti, ma perché non si sentiva cantare Esmeralda davanti al fornello della colazione. Che la Rana avesse deciso di tornarsene in famiglia? Ermione si guardò intorno, niente. Così, cercando di non dare nell’occhio, il Coccodrillo spalancò la bocca e si guardò prima in gola e poi nel profondo stomaco, usando l’acqua come specchio. Ma nello specchio dell’acqua non si vide che una faccia di Coccodrillo assonnato. Ancora incredulo, Ermione cominciò a scuotersi e a sbattersi sulla superficie dell’acqua, ma non saltava fuori niente, non un pezzetto di zampina o un brandello di pelle verde. Alla fine Ermione prese a nuotare verso la riva delle Rane. Le Rane videro venirsi incontro il Coccodrillo che guardava prima una poi l’altra. Saltarono rapide di terrore di foglia in foglia e di ramo in ramo, finché furono tutte in alto al sicuro e dai rami presero a fissare il Coccodrillo, piene di rabbia e di paura, strette l’una all’altra. Ermione girò e rigirò più volte davanti alla riva. Dove si era cacciata quella rompiscatole di Esmeralda, continuava a chiedersi. Finalmente la vide, con le spalle girate al Lago. - Esmeralda, ho buttato via la scatola dei sigari.- Esmeralda finge di non sentire, ma all'improvviso si gira e si tuffa, nuota disperata verso Ermione, salta sulla sua testa e lo bacia in mezzo agli occhi. E da allora non si lasciarono mai. Fine |
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