La favola della Rana Esmeralda      Ariosta    

                            ESMERALDA E IL COCCODRILLO J G PAGE 

 
.    Illustrazioni di Dani BOOM

                                                                                                                                                                                           
 





                                                                                                                          




ESMERALDA E IL COCCODRILLO (I)
Una giovane Ranocchia, chiamata Esmeralda, scivolando da una foglia vide lontano un Coccodrillo e gli venne curiosità di conoscerlo. Ma la famiglia delle Ranocchie fu molto scontenta quando lo venne a sapere.


 Una giorno Esmeralda, la rana spavalda, andava a caccia di zanzare con le sue amiche, quando vide volare sopra di loro la zanzara Spido, la più veloce di tutte le zanzare.
 -Scommetto tre foglie di mentuccia contro una che la prendo,- disse Esmeralda, mentre Spido la prendeva in giro scendendo giù in picchiata, per schivare all'ultimo la lingua di Esmeralda con una piroetta.
-Accettiamo la scommessa.- Dissero le altre Ranocchie.
Esmeralda prese a correre dietro alla zanzara, saltellando di foglia in foglia sull'acqua, in una disperata rincorsa in affanno per tentare di afferrarla. La giovane Ranocchia era sempre rimasta nella sua pozza vicino alla riva del lago insieme a  tutte le altre Ranocchie e Ranocchi, ma questa volta Esmeralda, senza rendersene conto, nella foga della scommessa, si stava lasciando alle spalle la pozza sicura e stava per entrare nel lago aperto.
 Un salto dopo l’altro sulle foglie che galleggiavano, finché Esmeralda, arrivata all'ultima foglia della pozza, si trovò sottacqua tuffata nel lago. Quando emerse stordita, si stropicciò gli occhietti tondi con le zampine e per la grande sorpresa rimase muta a osservare per la prima volta il grande lago . Uno sbuffo d'acqua al centro del Lago attrasse la sua attenzione e la Rana sbalordita vide un Coccodrillo. Era la prima volta che ne vedeva uno e pensò che fosse un Ranocchio gigante. Come è bello, pensò. Affascinata e tremante prese a fare salti sull'acqua gracidando nell'aria, per attirare l'attenzione del Coccodrillo. Ma la grande massa verde al centro del Lago rimase immobile. Oh, che stupida che sono, pensò la Rana, certo un Ranocchio così gigantesco non ha interesse per me. Mentre così pensava, una grandine di noci colpì la sua testa e la fece voltare, le Rane più grandi la richiamavano a gesti e con gracidii di spavento. 'Stupida, vuoi proprio dunque attirare il Coccodrillo, smettila e torna indietro nella nostra pozza'. E quando Esmeralda fu di nuovo sulla foglia di casa, presero a rimproverarla aspramente per la sua sbadataggine e di come quello che aveva visto non era altro che un disgustoso Coccodrillo, un cacciatore di galline nei pollai. Uno di un'altra razza da tenere alla larga. Un mostro verde. Altro che Ranocchio gigante, lei era proprio una stupida scema inesperta.
Da quel giorno una grande curiosità aveva preso la Rana. Ogni notte di quella estate, quando c’era almeno uno spicchio di luna sul Lago, Esmeralda, zitta zitta, saltava di foglia in foglia per vedere il Coccodrillo emergere dal fondo del lago. E poi pian piano nuotava silenziosa aprendo e chiudendo le zampette a cerchio, fino al Coccodrillo. Gli saliva sulla schiena, si rotolava fin sulla punta della lunga coda e gli parlava a lungo.-Non mi noti qualcosa di nuovo signor Cocco? Queste scarpine nuove di spicchio d'aglio fatte a mano, per esempio, oppure questa cuffiettina di foglia di basilico. Oh, ma tanto cosa perdo tempo a fare, voialtri Coccodrilli non date mai soddisfazione-. E andava avanti così tutta la notte, mentre il Coccodrillo sorpreso non sapeva proprio cosa dire. Solo una volta, per buona educazione, le disse il suo nome: Ermione.
Qualcuna delle Ranocchie la seguì per curiosità, e fece la spia. E subito tutte le Ranocchie presero a sgridare la povera Esmeralda. ‘Noi non siamo Coccodrilli che strisciano. Noi saltiamo. I Coccodrilli stanno sempre a mangiare e dormire. E poi te lo abbiamo già detto i Coccodrilli sono rubagalline, gente assassina. E che non ti venga in mente di portarcelo in casa quel tuo Coccodrillo, lo vedi da te come è piccola la pozza, a parte ogni cosa dove lo metti?'
Ma Esmeralda non si rassegnava. 'Tutte queste storie false sui Coccodrilli, si diceva, le hanno messe in giro le galline, non so se mi spiego. Come se uno poi non dovesse mangiare altro che moscerini. Siete razziste e ignoranti: i leoni coi leoni, le rane con le rane. Tutti a fare sempre le stesse cose. Mantenendo le stesse abitudini. Prendiamo i Coccodrilli per esempio. Sotto certi aspetti un Coccodrillo è un buon amico per una Ranocchia. Tu ti metti lì su una foglia fresca a gracidare e lui sta in silenzio a sentirti. Al più ogni tanto va giù a farsi i fanghi sul fondo del lago.
Per non starla più a sentire, le altre Rane la lasciarono fare a suo rischio, purché se ne stesse ben lontana dalla pozza. Ma alcune tra le perfide sorelle Ranocchie, non contente, la prendevano sempre in giro. 'Suvvia Esmeralda, portacelo questo tuo bel Coccodrillo che ci facciamo tante borsettine'.











ESMERALDA CHIEDE CONSIGLIO AL SAGGIO (II)
Esmeralda vuole conquistare il cuore di Ermione, ma ha paura di essere troppo piccola per un Coccodrillo, per questo va a chiedere consigli e aiuto al Saggio Ranocchio del Tronco.

Il tempo passa e le cose non vanno né avanti né indietro tra Esmeralda ed Ermione. E così un giorno troviamo Esmeralda che passeggia zitta e ritta sulla riva lungo la pozza, il capo chino, le zampine anteriori dietro le spalle, nel classico andare della Rana Pensatrice. Esmeralda era molto restia a confidarsi con chiunque, ma alla fine si risolse, e decise che sarebbe andata a consultare il Saggio Ranocchio del Tronco.
Il Saggio Ranocchio aveva stabile dimora a metà di un tronco d’albero nel cavo di una tana abbandonata dagli scoiattoli. Il Saggio Ranocchio aveva fama di astuto, perché prendeva alla sprovvista le zanzare più esperte quelle che volano al disopra del livello delle rane nella pozza, le sorprendeva guizzando la linguetta fuori del cavo, appena le sentiva a tiro dal loro ronzio, senza vederle e senza farsi vedere. Nessuno sapeva da dove veniva il Saggio Ranocchio e perché se ne stava nell'albero, ma questo non ha importanza.  
Esmeralda si era dunque presentata ai piedi del Tronco e aveva rispettosamente esposto al Saggio Ranocchio i suoi problemi. E non fu invano, perché Esmeralda ne ebbe in cambio ragionamenti di illuminante saggezza e di grande pratica applicazione, che furono i seguenti:
 - Mia cara Esmeralda, devi risolvere il problema di presentarsi ed essere accettata dal clan dei Coccodrilli. Un problema davvero insolito e ardito. Non voglio scoraggiarti o esagerare, ma alcune differenze tra le Rane e i Coccodrilli sussistono, anche se in fondo tutti e due sono verdi. Non bisogna certo dare troppa importanza alle apparenze, ma per esempio la differenza di lunghezza tra una Rana e un Coccodrillo non è un elemento trascurabile in tutte le circostanze. Vero è che le cose sono molto diverse se si considera o meno la coda. -
 Certo, diceva tra se intanto Esmeralda, che se poi una ingrassa sembra anche più corta, dovrei mangiare meno polpette di fango fritto con contorno di zanzare, ne ho prese troppe. gli ultimi tempi specialmente. E poi, continuava a dirsi Esmeralda, la questione è che noi Rane facciamo una vita molto sedentaria, sempre sedute su una foglia, giusto qualche salto ogni tanto. Le gazzelle e le giraffe sono snelle perché corrono e vanno e girano, noi altre Rane abbiamo questa calma naturale, siamo portate alle lunghe conversazioni.
- Le Rane,- riprese a dire il Saggio Ranocchio - sono elastiche e gonfiabili. Ora quello che devi fare, Esmeralda, non è altro che stirarti, stirarti e ancora stirarti, per allungarti. Poi devi tapparti la bocca, le orecchie e il naso, quindi soffiati e ancora soffiati, per gonfiarti. Quindi quando sei ben gonfia non devi far altro che ancora stirarti. E così ripetendo più volte gonfiaggio e stiraggio, puoi diventare larga e lunga quanto vuoi. Con gonfiaggio e stiraggio, puoi diventare un Ippopotamo o un Coccodrillo, a scelta. Devi solo starci attenta. - Così concluse il Saggio Ranocchio.
- Una signora Ippopotama proprio no,- pensa Esmeralda.- Dio mio, diventare come uno di quei grassi pazzi maialotti.- E disse di nuovo al Saggio Ranocchio che la sua aspirazione era diventare un Coccodrillo. Una scelta che il Saggio Ranocchio approvò senz’altro.
- E’ una scelta degna di una ranocchia ambiziosa,- le confermò il Saggio.- I Coccodrilli hanno un’aria regale, nevvero. Certo noi Rane siamo elastiche e i Coccodrilli sono rigidi, ma è una scelta apprezzabile, cara Esmeralda. I Coccodrilli sono tra gli animali terrestri di una certa consistenza quelli che probabilmente esistono da maggior tempo, infatti come si vede dal loro comportamento sono gli animali che godono di maggior esperienza, accumulata per milioni e milioni di anni. Tutti dovrebbero osservare i Coccodrilli prima di intraprendere una qualsiasi azione. I Coccodrilli non danno consigli, i Coccodrilli badano solo ai loro affari. I Coccodrilli non lavorano, non hanno una casa e mangiano quello che capita a tiro.- Questo disse il Saggio Ranocchio e niente di più.
La Rana Esmeralda sapeva ora tutto quello che c’era da sapere.
- Signor Saggio Ranocchio Vi ho portato una foglia arrotolata, piena di moscerini, prendete.- Esmeralda fece un balzo e depositò il dono nel cavo del Tronco.
-Preferivo una grassa zanzara ubriaca,- gracidò la voce dall’interno del cavo.
Tornata alla pozza, Esmeralda non faceva che specchiarsi nell’acqua e pensare da dove dovesse cominciare. Prese a tirarsi la codina. Effettivamente si allunga, mi pare che funzioni, si diceva. Poi si tappò ben bene e soffiò, soffiò come una disperata, mentre le sue sorelle nascoste dietro i cespugli sghignazzavano e si rotolavano nel fango morendo dal ridere. Cento e cento volte Esmeralda si gonfiò e si stirò afferrando con le zampine anteriori un rametto sospeso sopra la sua testa. Continuò così per ore e ore fino al tramonto.
Le luci del tramonto sul lago allungano le ombre, l’ombra di Esmeralda si allungò a dismisura sull’erba della riva, quando ella ebbe il sole alle spalle. Esmeralda vide la sua propria ombra muoversi sull’erba, pensò che fosse il riflesso esatto di se stessa, la misurò mentalmente e seppe di essere lunga almeno quanto un Coccodrillo, un sogno. Sopraffatta e stupefatta dalla felicità rimase così ferma in silenzio con lo sguardo volto al centro del lago, in attesa di uno sbuffo d’acqua , il segnale di emersione del suo Coccodrillo dal fondo.
Finalmente tra mille bolle di schiuma il Coccodrillo emerse, si guardò famelico in giro, gettò uno sguardo distratto alla pozza delle piccole Rane, ma, sorpresa incredibile, vide sulla riva questa ombra di rana smisurata e pensò al pasto di una Rana Gigante. Il Coccodrillo, preda anch’esso della felicità, si allungò nuotando veloce e silenzioso verso Esmeralda.
Esmeralda vide il Coccodrillo dirigersi finalmente verso di lei, Dio mio mi ha notata, pensò, mi cerca, sono davvero diventata lunga. E rimase immobile, occhi socchiusi, fingendo indifferenza. Non passò che un infinito attimo, Esmeralda vide davanti a se le fauci spalancate del Coccodrillo, a sua volta schiuse le labbrucce per dire buonasera, ma tutto all’improvviso disparve ed ella fu inghiottita nel buio.
Il silenzio si allungò su tutta la pozza delle Rane, solo si udivano le lacrime del Coccodrillo cadere come gocce sulla superficie del lago. Perché, come vuole la tradizione, in simili circostanze un Coccodrillo piange. No, non piange per il rimorso, che deduzione assurda, piange di rabbia perché il pasto è stato scarso e i suoi compagni lo deridono con gli occhi sornioni. Gli pareva di ascoltare i loro pensieri beffardi. Che fai Ermione, mangi le ranocchiette? sei ridotto male, la prossima volta toccherà alle lumache?
 Ma che cosa è successo veramente al tramonto sul lago? Il Coccodrillo ha inghiottito Esmeralda o la sua ombra?


IL MATTINO DOPO (III)
Esmeralda è sparita. Le Ranocchie la cercano, ma non la trovano. Forse è stata mangiata davvero dal Coccodrillo Ermione.


Si leva l’alba nemica del buio. Il sole dipinge di rosa le cime degli alberi, si insinua tra i cespugli e striscia fino a illuminare ogni angolo riposto della Pozza. E’ l’alba delle Ranocchie che arriva . Le Rane si levano, si stirano le zampette, si strofinano sull’erba, fanno il primo tuffo in acqua, si chiamano l’un l’altra, mangiano qualche moscerino e bevono un sorso d’acqua fangosa. Ma stamattina c’è qualcosa che non va, come se il sole fosse meno caldo o l’erba meno verde. Per tutti i serpenti d’acqua ! non si vede Esmeralda, sopratutto non si sente Esmeralda.
Dov’è il gracidio petulante della Ranocchietta Esmeralda, che si agita non ancora sveglia del tutto e parla a se stessa con gli occhietti ancora chiusi: - Ragazze, che si fa stamane, si va per zanzare?-
Sorprese le Rane si interrogano l'un l'altra, e poi quale chiama, quale grida e cerca in ogni buca, quale infine si tuffa nel fondo della Pozza. Nulla di nulla, Esmeralda è sparita. Uno scherzo, una disgrazia, un rapimento? Qualche Ranocchia da la colpa alle Vipere. Vipere forestiere che si erano vedute girare intorno all’accampamento delle Rane, senza che nessuno ci trovasse da ridire. Tante volte di era sentito dire da una Vipera: - Ma si, Rana più Rana meno.-
 Tutto il giorno non fu che un agitarsi, un gracidare sommesso di storie che passavano di Rana in Rana da un orecchio all’altro. Grida di falso allarme andavano da una riva all’altra della Pozza, quando finalmente ci fu l’evento decisivo: impronte delle zampine di Esmeralda vennero trovate sulle foglie stagnanti dalla parte della riva che guarda verso i Coccodrilli. E allora tutto fu chiaro, Esmeralda era stata vittima della sua pazzia, si era diretta verso i Coccodrilli che ne avevano fatto un leggero boccone di antipasto.
Venne sera, e il momento della solita decisione. Accendere il fuoco che fa scappare le zanzare o soffrire l'umidità della notte? Questa volta le Rane eccitate dagli avvenimenti, e col cuore caldo per il tanto discorrere sulla sparizione di Esmeralda, non ebbero dubbi, corsero in giro a raccogliere gran quantità di rametti secchi e accesero il più grande fuoco che Ranocchia della Pozza avesse mai visto.
Tutte le Rane fecero cerchio attorno al fuoco, ballavano, saltavano in gara sopra i rametti ardenti e così presero a cantare tutte in coro:
 
La bella Ranocchia Esmeralda
Che cantava tutta spavalda
Non salta certo come un grillo
Giù nella pancia del Coccodrillo
 
Alla fine del coro, vi fu un attimo di silenziosa attesa, poi dal lato opposto del Lago le Rane atterrite e sbalordite udirono la voce di Esmeralda che pareva uscire da un pozzo profondo:
                                              
Corre la palla cade il birillo
Sto qua dentro al Coccodrillo
 
- Vorrei piuttosto mangiare le penne di un corvo, che dover stare a sentire questa Rana gracidare nel mio stomaco,- pensava il malcapitato Coccodrillo Ermione.
Dunque Esmeralda si é salvata! E come si ritrova sistemata ora?

ESMERALDA METTE SU CASA (IV)
Dove si spiegano i motivi per i quali un Coccodrillo dovrebbe starsene alla larga dalla Rane, anche se poi alla fine ci trova un suo tornaconto. Incomprensioni tra Ermione ed Esmeralda.  


Cosa era accaduto dunque, quando il Coccodrillo si era lanciato sull’ombra di Esmeralda?
Risucchiata dalle fauci del Coccodrillo, Esmeralda si ritrova ad atterrare dentro la pancia del feroce bestione, ma invece di essere spaventata si guarda intorno felice e soddisfatta. Dunque mi ha preso con se a casa sua, pensa la Ranocchia. E poi continua a dirsi: questi Coccodrilli sono davvero persone serie e decise. Non come certi Ranocchi, che stanno a riempirti la testa di chiacchiere tutta l’estate e non fanno che saltellarti intorno da una foglia all’altra. Detto questo, Esmeralda prese a guardarsi intorno con più calma, l’ambiente era spazioso, caldo e confortevole. Come ne aveva abbastanza di dormire nel fango della Pozza, tra due coperte di foglie umide. Venitemi ancora a dire che il fango è il nostro ambiente e che le Ranocchie stanno bene così e son contente da sempre. Quando una ha intraprendenza si fa la sua casa di pelle di Coccodrillo, rivoltatevi voialtre nel fango. E tutta contenta e soddisfatta prese a girare lo sguardo attorno, a misurare gli spazi. Laggiù, si diceva, voglio mettere una credenza coi vetri colorati; a destra faremo fare uno scaffale per la biblioteca; qua il salottino con le poltrone imbottite di piume e rivestite in pelle di gallina; poi più avanti si farà venire un cuoco cinese a preparare lo stufato di cane e gatto, che ai Coccodrilli deve piacere di sicuro. Quanto a me, continuava a dirsi Esmeralda, d’ora in poi voglio fare la signora, basta coi moscerini, le zanzare e lo star fuori a far chiacchiere tutto il tempo con chiunque, mi ritiro in casa come si conviene alla moglie rispettabile di un Coccodrillo.
Il Coccodrillo Ermione, alla fin fine, per amor di pace, si sarebbe anche tenuta questa Ranocchia sullo stomaco, ma c’era un grosso problema. Nonostante tutta la sua smania di diventare una signora rispettabile, Esmeralda non poteva fare a meno di gracidare vergognosamente di continuo e senza un attimo di sosta. La Ranocchia si rendeva conto che ciò era disdicevole al suo nuovo stato sociale e aveva provato di tutto pur di smettere: aveva provato a tenersi in bocca una meletta, a chiudersi la bocca con le zampette, a masticare foglie gommose e bucce di cocomero, ma l’istinto e la natura ranocchiosa avevano sempre il sopravvento. Cosicché ogni volta che il Coccodrillo puntava una preda, per aggredirla e mangiarsela, dalle fauci terribili usciva un gracidio d'allarme e la preda fuggiva, con l’aria per di più di non prenderlo neanche sul serio. Guai a colui, cui il destino riserva la compagna sbagliata. Non bastava al Coccodrillo doversi tenere tutto questo gracidio nelle orecchie, adesso cominciava a soffrire la fame, che per quando sia un gran male non era ancora il peggio. Il peggio era le beffe degli altri Coccodrilli. Ci giravano intorno e affondavano il coltello nella piaga, poco a poco.
Suvvia Ermione, avevano cominciato gli altri Coccodrilli, ti senti male, ti si va prendere qualcosa in farmacia? Avrai mica mangiato una gallina maledetta e adesso ti è il rimasto il suo fantasma parlante nello stomaco? Ma Ermione negava, rispondeva che era solo un leggero mal di stagione, che presto sarebbe passato. Il gracidio però il giorno dopo era ancora lì e tormentava Ermione. E gli altri Coccodrilli riprendevano implacabili, ormai avevano trovato il loro trastullo.

Ma dopo queste incomprensioni iniziali, le cose presero a girare tra Ermione ed Esmeralda. Per quanto le cose avessero il loro lato negativo, il Coccodrillo cominciava ad abituarsi in modo inconsapevole alla Rana. Per quanto non si fossero detti mai nulla di preciso l’un l’altra, alcune abitudini cominciavano a consolidarsi.
 Quando si avvicinava una preda, Ermione rinchiudeva Esmeralda dentro due mezze noci di cocco per evitare che un gracidio inopportuno la facesse fuggire. Dopo un buon pasto, Ermione si sarebbe sentito qualcosa che gli mancava, se non gli fosse arrivata dal fondo la voce della Ranocchietta che gracidava:-Ma é possibile che tu mi debba sempre riempire il salotto di piume e penne di gallina, non si potrebbe mangiare dell’altro una volta tanto! E poi smetti questa abitudine di rotolarti giù nel fango come un porcello, dovresti startene più a riva, a farti vedere con una bombetta sul capo e a fumar la pipa, avresti finalmente un’aria rispettabile. Visti da lontani voi Coccodrilli sembrate animali così seri, ma certo che da visti da vicino vengono alla luce certe abitudini disgustose. A volte comincio a pensare che hanno ragione quelli che vi chiamano rubagalline. Si, proprio così dicono gli altri animali, quando vengono ad abbeverarsi al Lago: stiamo attenti che qui in giro ci sono quei Coccodrilli, assassini rubagalline. Noi Ranocchie si viene sempre a sapere tutto. Non crederai che si possa andare aventi così, senza far nulla.-
Ermione taceva senza rispondere. Nel primo pomeriggio, poi, quando il sole era più caldo, il Coccodrillo filava a pelo d’acqua da una sponda all’altra per rinfrescarsi, mentre Esmeralda, stesa una foglia fresca e pulita sulla testa del Coccodrillo, se ne stava lì seduta a godere il sole e il fresco venticello, assieme all’ebbrezza della velocità.
Alla fine, come accade a ogni novità, il Lago e la Pozza s’erano abituati a questa insolita situazione, ed Esmeralda e il Coccodrillo erano rimasti argomenti di conversazione solo per le Ranocchie pettegole con null’altro da fare alle cinque del pomeriggio, quando si riuniscono a masticare le fogliuzze di tè e a sorbire l’acqua fangosa.



ERMIONE E IL SIGARO (V)
Il grande amore di Ermione ed Esmeralda rischia di finire in cenere per colpa di un sigaro. Ma tutto finisce bene.


Il tempo passava lieve e felice sul lago, ma un maledetto giorno Ermione decise che d'ora in poi si sarebbe fumato un bel sigaro dopo la cena. 'Che cosa è un sigaro?' si chiese Esmeralda. Finita la cena, Esmeralda perplessa vide che Ermione apriva una scatoletta dorata, prendeva un sigaro, toglieva la fascetta d'argento, smozzicava la punta e accendeva un fiammifero. Esmeralda era ancora abbagliata dal lampo del fiammifero, quando il fumo aspirato invase la gola di Ermione, dove la poverina si trovava. Inorridita Esmeralda cerca rifugio nella sua casa, nella pancia di Ermione, ma il fumo la segue.
- Ermione butta subito nel Lago quella cosa puzzolente.- Gracidò con tutto il fiato rimasto.
Ma la ruvida pelle di Ermione non fece una grinza. Possibile che un rispettabile Coccodrillo non possa fumare un sigaro dopo cena?
-Perché non vai a darti una rinfrescatina, cara?- Rispose calmo e freddo.
Esmeralda non aveva aveva altra scelta tuffarsi, se non voleva diventare una rana affumicata. Prese a nuotare verso la riva e sparì alla vista.
Ermione sazio per il buon pasto e stordito per aver fumato il suo primo sigaro, si addormenta di un sonno profondo fino al mattino seguente.
Il Coccodrillo si svegliò con un senso di vuoto allo stomaco. E’ segno di buona salute aver fame appena sveglio, pensò da ottimista il Coccodrillo. Ma qualcosa non gli tornava, insomma mancava qualcosa e questo gli dava un senso di insicurezza. Accidenti, ma perché non si sentiva cantare Esmeralda davanti al fornello della colazione e prima ancora perché non aveva sentito i suoi saltelli di riscaldamento nel pavimento dello stomaco. Che la Rana avesse deciso di tornarsene in famiglia? Ermione si guardò intorno, niente. Nessuna rana a riva, a raccogliere foglioline fresche di mentuccia. La mentuccia che tutte le mattine Esmeralda gli strofinava in gola. Per rinfrescarti l’alito Cocco mio, gli diceva. Così, cercando di non dare nell’occhio, il Coccodrillo si inarcò nell’acqua a testa in giù, spalancò la bocca e si guardò prima in gola e poi nel profondo stomaco, usando l’acqua come specchio. Ma nello specchio dell’acqua non si vide che una faccia di Coccodrillo assonnato. Niente Esmeralda, niente Rane. Gocce di sudore cominciano a scorrere in rivoli tra le scaglie di Ermione, ma i rivoli di sudore sono subito ghiacciati da un gelido pensiero: che si fosse mangiata e digerita la piccola nel sonno? D’ora in poi, Ermione, non potrai più alzare lo sguardo dal pelo dell’acqua. Leggerai negli occhi atterriti delle scimmie e in quelli disgustati degli ippopotami una sola parola: ranicida. Ancora incredulo, Ermione cominciò a scuotersi e a sbattersi sulla superficie dell’acqua, ma non saltava fuori niente, non un pezzetto di zampina o un brandello di pelle verde. Gli altri Coccodrilli al vederlo così saltellare sull’acqua accennarono a chiedergli se ci sarebbe stata una gara di tango con le galline, ma Ermione era distratto, un Coccodrillo diverso dal solito a dir poco. Insomma, senza accorgersene Ermione si trovò a nuotare verso la riva delle Rane. Prima incredule e stupite, poi atterrite, le Rane videro venirsi incontro la massa verde del Coccodrillo che scrutava prima una poi l’altra. Saltarono rapide di terrore di foglia in foglia e di ramo in ramo, finché furono tutte in alto al sicuro e dai rami presero a fissare il Coccodrillo, piene di rabbia, di terrore e di disprezzo, strette l’una all’altra. Cosa voleva ancora quell’assassino maniaco, non gli bastava essersi presa una Rana, come osava uscire dal suo territorio e invadere quello degli altri. Questo sembrava a Ermione, gli dicessero le Rane.
Ermione girò e rigirò più volte davanti alla riva scrutando una ad una le Rane, c’erano tutte le maledette, meno Esmeralda. Dove si era cacciata quella rompiscatole, continuava a chiedersi, senza neppure rendersi conto che la stava cercando. Finalmente la vide, con le spalle girate al Lago.
- Esmeralda, ho buttato via la scatola dei sigari.-
Esmeralda finge di non sentire, ma all'improvviso si gira e si tuffa, nuota disperata verso Ermione, salta sulla sua testa e lo bacia disperata in mezzo agli occhi.
La domenica seguente Esmeralda sposa Ermione. Alla cerimonia tutti piangevano per la commozione, anche se molti brontolavano che i Coccodrilli dovrebbero sposare le Coccodrille e le Ranocchie dovrebbero sposare i Ranocchi.

                                                                            Fine



 


































 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

   

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Ultimo aggiornamento: 21-09-09.

 

   

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