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                                        Guantanamo

 - Hassan, hai lasciato il telefonino a casa,- Fatimah grida dalla finestra sulla strada. Grida si, ma non troppo ad alta voce. E’ proibito a una signora saudita farsi notare alla finestra dai passanti, senza contare la voce del diavoletto che le sta parlando da dentro.

- Fatimah, cogli la tua occasione. Adesso o forse mai più. Scorri la rubrica dei nomi in quel telefonino. Si sentono in giro tante brutte storie di mariti che hanno strani nomi nella rubrica, Tortellina, Salsicetta, sono nomi di negozi alimentari, dicono i bugiardi.

- Lo faccio arrosto e lo sbrano, quella carne di porco proibita, se scopro un tradimento,- risponde Fatima furiosa al diavoletto.

Insomma, per questo e quest’altro motivo la voce di Fatima alla finestra non è stata abbastanza forte e il buon Hassan ormai è lontano.

Con mano timorosa Fatimah prende il telefonino, scorre i nomi della rubrica. Zia Jasmine, zio Mustafà, Mammina, la rubrica noiosa di un ometto noioso.

Guantanamo.

Guantanamo?

La base militare a Cuba dove sono tenuti prigionieri i fanatici dell’Islam.

Ora il telefonino scotta nella mano di Fatimah. Hassan il contabile fa dunque parte di una setta segreta? Fatimah si sente meschina, indegna del suo eroe. Il suo Hassan è dunque un individuo pronto a tutto? Forse un capo del controspionaggio in Arabia Saudita?  Ella vuole rimettere al suo posto il telefonino, cancellare ogni traccia col suo fazzolettino. Ma uccide più donne la curiosità che la spada. Ella vuole sapere. Ansioso e tremante il dito schiaccia il tastino della chiamata. Uno squillo, due squilli la trafiggono. Ma suona anche il suo telefonino in cucina. Di sicuro è sua suocera, ha un fiuto sicuro per dare noia al momento sbagliato. Come al solito la suocera vorrà sapere se Hassan ha appetito, mangiava tanto a casa sua il bambolotto. Fatimah interrompe la chiamata, posa il telefonino, con le mani libere strangola la suocera mentre corre in cucina a vedere chi la chiama.

Guantanamo.

Guantamano? 

E’ stata scoperta, le mandano un avvertimento. Deve chiamare Hassan, ma come se tutti i telefoni sono controllati. Come colei che con la mano disperata sul ciglio dell’abisso si aggrappa a un arbusto, Fatimah legge il numero di chi la sta chiamando. E’ il suo numero. Dalla gola le esce un ruggito di tigre, quel piccolo verme con il mozzicone di matita dietro l’orecchio le ha assegnato il nome Guantanamo nella rubrica.

 

                                                        

 

 

 

 

 

 

   

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Ultimo aggiornamento: 21-09-09.