Rejeni
J G
Sapodilla

IL FUNGO
A ogni angolo di Hanassi Street un
chiosco arancione a forma di grande fungo non vende giornali ma
sogni. Il fungo vende biglietti delle lotterie. Forse la gente
di Hadera non ha molta fiducia in se stessa e affida la speranza
alla fortuna? Non c'è mai una coda ai chioschi e allora perché
ne sono spuntati tanti in Hanassi Street?
HANASSI STREET
Due
occhi grandi e neri a passeggio per Hanassi Street, il viale che
attraversa la parte commerciale di Hadera. Vetrine quasi
sempre con poche pretese, negozi di alimentari, rosticcerie dove
comprare un falafel, il panino bollente imbottito, e altre cose
del genere. Il burka, la tunica integrale, copre tutta la testa
e i piedi della donna, che appartiene evidentemente a una
famiglia araba rigorosa. Ella è accompagnata da un uomo che le
parla di continuo. I due occhi neri guizzano di continuo, mentre
la donna procede lieve, come sostenuta dall'indifferenza dei
passanti che sono in grande maggioranza ebrei.
LA SCUOLA DELLE VEDOVE ARABE J G
Sapodilla
La donna
araba che rimane vedova è come una valigia caduta dal tettuccio
della diligenza durante il percorso.
Non se ne può stare da
sola, ha bisogno di qualcuno che passi, la raccolga e se la
porti a casa.
L’Islam
consente di avere più di una moglie e questa legge offre alla
vedova maggiori possibilità,
se non altro all’interno della
famiglia stessa, dove un cugino o un cognato potranno
accoglierla
e mettersela in casa anche se hanno una moglie.
foto dani Boom

Un problema
particolare si verifica quando la vedova araba è cittadina dello
stato di Israele.
Israele ammette una sola sposa per lo sposo.
Quindi occorre trovare una soluzione diversa per
la vedova araba
infelice. Israele si fa un punto d’onore nell’aiutare i propri
cittadini in ogni circostanza.
Nessuno viene lasciato solo.
Limitatamente a questo aspetto, Israele si può definire uno
stato socialista,
laburista se preferite.
Torniamo al
punto. Cosa offre l’assistenza sociale alle sue vedove arabe
sole e desolate? Un corso.
E le materie?
Inglese,Lingua Ebraica, Matematica.
Matematica?
e perché no. Non c'è forse la matematica per i ragionieri, per i
geometri, per i farmacisti?
E dunque
perché non Matematica per Vedove?
Un bel corso
dunque, integrato da una attività pratica per imparare a fare i
cartoncini di auguri per l’anno nuovo ebraico, con materiale
riciclato.
Un gruppo di vedove, se lo desidera,
viene riunito in una
aula-laboratorio ove pigolano, forse pettegolano, forse
pregano, di sicuro
fanno cartoncini d’auguri, con calma. Almeno così fanno ad
Hadera, ad Haifa non so,
HADERA J G Page
Ho sperato invano di incontrare un
rabbino per strada, Per tutta Hadera non si trova un rabbino.
Una ragionevole spiegazione è che se stanno nascosti, defilati,
cercano di passare inosservati. Il fatto è che i rabbini in
Israele hanno fama di fannulloni, buoni a nulla, mangiapane a
tradimento. Sono peraltro indispensabili a mantenere viva la
satira nei giornali arabi. In verità i rabbini cercano di
rendersi utili in qualche modo: celebrano matrimoni, portano
parole di speranze, e altre cose del genere. I veri fannulloni
sono gli yashiva, sorta di monaci che pregano e pensano,
stipendiati dallo stato. La parola yashiva deriva dal verbo
‘star seduto’.
I rabbini e gli yashiva non
illuminano dunque la via al popolo ebreo?
Il problema è che il popolo ebreo
non c’è, almeno qui ad Hadera. Al suo posto un andirivieni di
russi, sudamericani, etiopi, arabi e ogni altra parte. Immigrati
ai quali viene concesso di diventare cittadini di Israele,
grazie a una nonna ebrea o qualcosa del genere. Brava gente che
magari non ha letto la Bibbia, ma cerca di farsi una vita o
almeno avere un lavoro. Spesso non parlano la lingua ebraica e
fanno fatica a impararla. L’immigrato non diventa ricco, ma come
cittadino di Israele gode di eccellente protezione e assistenza
sociale. Qui nessuno rimane mai solo nel bisogno, se necessario
gli si paga anche il vino per ubriacarsi sulla panchina, nel
senso che ritira i soldi del sussidio e se li spende come vuole.
Hadera è un pigro crogiolo di
razze che si mescolano in modo naturale, le donne arabe vanno
in giro velate ma potrebbero mettersi la minigonna se ne
avessero voglia. Ogni gruppo etnico tende a rinchiudersi, ma
per motivi di lingua e cucina, non di religione o razza. Questo
popolo pigro e multicolore di Israele niente chiede se non di
prosperare e vivere in pace con tutti i vicini. L’odio tra ebrei
e arabi, tra ebrei e palestinesi, è una invenzione della
propaganda, attizzata da politicanti d’ogni parte e paese, da
interessi militari strategici, da affaristi che si ingrassano
sulla guerra. Anche gli editori di giornali e tv hanno il loro
tornaconto: il colono ebreo, che spara al piccolo palestinese
affamato perché gli ruba le mele, si vende bene. A chi importa
sapere che molti conducenti di autobus e tassisti in Israele
sono arabi?
Ci sono molte più probabilità di
assistere a uno scontro tra due tram a Milano, che di essere
coinvolti in un attentato di terroristi ad Hadera. Ma la paura
persiste, la prevenzione è continua e diffusa. Giovani in tuta
da combattimento con armi da guerra sorvegliano le stazioni dei
treni. Pensionati dall’aria assonnata passano il metal detector
sulle borse aperte delle signore all’ingresso del recinto con i
banchi di frutta e verdura a prezzi convenienti. Tutte le case
hanno una stanza blindata.

Tutta la popolazione di
Israele è divisa in tre, gli ebrei ortodossi, gli altri ebrei,
gli arabi.
Nel giorno dello Shabbath, la
festa settimanale, tutti i negozi ebrei sono chiusi, non lo
impone una legge, ma il precetto rabbinico, in teoria un negozio
può rimanere aperto durante lo Shabbath, ma verrebbe boicottato
dagli ebrei ortodossi. A quanto raccontano in giro, gli arabi
amano tirare pietre agli ebrei che si avventurano nei loro
villaggi: una strategia migliore potrebbe essere quella di
favorire acquisti e svago nei villaggi arabi durante lo Shabbath
agli ebrei annoiati. Ma è solo una opinione personale.
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