Rejeni

   J G  Sapodilla

  

                                                                               IL FUNGO

A ogni angolo di Hanassi Street un chiosco arancione a forma di grande fungo non vende giornali ma sogni. Il fungo vende biglietti delle lotterie. Forse la gente di Hadera non ha molta fiducia in se stessa e affida la speranza alla fortuna? Non c'è mai una coda ai chioschi e allora perché ne sono spuntati tanti in Hanassi Street?

 

                                                            HANASSI STREET

 Due occhi grandi e neri a passeggio per Hanassi Street, il viale che attraversa la parte commerciale di Hadera.  Vetrine quasi sempre con poche pretese, negozi di alimentari, rosticcerie dove comprare un falafel, il panino bollente imbottito, e altre cose del genere. Il burka, la tunica integrale, copre tutta la testa e i piedi della donna, che appartiene evidentemente a una famiglia araba rigorosa. Ella è accompagnata da un uomo che le parla di continuo. I due occhi neri guizzano di continuo, mentre la donna procede lieve, come sostenuta dall'indifferenza dei passanti che sono in grande maggioranza ebrei.

 

                                                                FERMATA D'AUTOBUS


-Come é finita con quel povero soldato nel bus?-

-Il soldato ha preso un taxi ed é tornato indietro alla fermata dove era sceso. A quella fermata c'è una stazione dei bus con un coordinatore, che ha chiamato il conducente e gli ha spiegato che il soldato aveva lasciato un a cosa quando è sceso. La cosa buffa è il kalashikov dimenticato dal soldato è più grande della piccola nonnina etiope che l'ha notato e portato al conducente del bus.-

-Ma guarda, e che ha detto la nonnina?-

-Mi scusi signore, ma qualcuno lo ha lasciato sul sedile.-

-E il conducente?-

-Ha cercato di vedere da uno specchietto, quando ha visto di che si trattava ha fermato il bus.-

Sopresa.

-Tu eri sulla scena. Che ha detto il conducente?-

Ecco che cosa ha detto.

-Che diavolo succede qui sul mio bus? Da questi parti ti puoi dimenticare di far scendere tua moglie con te, ma non il kalashnikov. Ci vai in prigione.-

-Infine?-

-In quel momento è arrivata la telefonata del coordinatore. Eh si, il kalashnikov qui vicino a me, se il soldato lo rivuole deve venire con una sacco di soldi. Così gli ha detto il conducente.-

-Prendeva in giro il povero soldatino spaventato.-

-Non saprei, sono scesa.-

 

 

                                         

                                       LA SCUOLA DELLE VEDOVE ARABE      J G  Sapodilla

La donna araba che rimane vedova è come una valigia caduta dal tettuccio della diligenza durante il percorso.

Non se ne può stare da sola, ha bisogno di qualcuno che passi, la raccolga e se la porti a casa.

L’Islam consente di avere più di una moglie e questa legge offre alla vedova maggiori possibilità,

se non altro all’interno della famiglia stessa, dove un cugino o un cognato potranno accoglierla

e mettersela in casa anche se hanno una moglie.

   foto dani Boom

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un problema particolare si verifica quando la vedova araba è cittadina dello stato di Israele.

 Israele ammette una sola sposa per lo sposo. Quindi occorre trovare una soluzione diversa per

la vedova araba infelice. Israele si fa un punto d’onore nell’aiutare i propri cittadini in ogni circostanza.

Nessuno viene lasciato solo. Limitatamente a questo aspetto, Israele si può definire uno stato socialista,

 laburista se preferite.

Torniamo al punto. Cosa offre l’assistenza sociale alle sue vedove arabe sole e desolate? Un corso.

E le materie? Inglese,Lingua Ebraica, Matematica.

 Matematica? e perché no. Non c'è forse la matematica per i ragionieri, per i geometri, per i farmacisti?

E dunque perché non Matematica per Vedove?

Un bel corso dunque, integrato da una attività pratica per imparare a fare i cartoncini di auguri per l’anno nuovo ebraico, con materiale riciclato.

Un gruppo di vedove, se lo desidera, viene riunito in una aula-laboratorio ove pigolano, forse pettegolano, forse

 pregano, di sicuro fanno cartoncini d’auguri, con calma. Almeno così fanno ad Hadera, ad Haifa non so,

che ne posso sapere.

 

  

                                   HADERA   J G Page

Ho sperato invano di incontrare un rabbino per strada, Per tutta Hadera non si trova un rabbino. Una ragionevole spiegazione è che se stanno nascosti, defilati, cercano di passare inosservati. Il fatto è che i rabbini in Israele hanno fama di fannulloni, buoni a nulla, mangiapane a tradimento. Sono peraltro indispensabili a mantenere  viva la satira nei giornali arabi. In verità i rabbini cercano di rendersi utili in qualche modo: celebrano matrimoni, portano parole di speranze, e altre cose del genere. I veri fannulloni sono gli yashiva, sorta di monaci che pregano e pensano, stipendiati dallo stato. La parola yashiva deriva dal verbo ‘star seduto’.

 I rabbini e gli yashiva non illuminano dunque la via al popolo ebreo?

Il problema è che il popolo ebreo non c’è, almeno qui ad Hadera. Al suo posto un andirivieni di russi, sudamericani, etiopi, arabi e ogni altra parte. Immigrati ai quali viene concesso di diventare cittadini di Israele, grazie a una nonna ebrea o qualcosa del genere. Brava gente che magari non ha letto la Bibbia, ma cerca di farsi una vita o almeno avere un lavoro.  Spesso non parlano la lingua ebraica e fanno fatica a impararla. L’immigrato non diventa ricco, ma come cittadino di Israele gode di eccellente protezione e assistenza sociale. Qui nessuno rimane mai solo nel bisogno, se necessario gli si paga anche il vino per ubriacarsi sulla panchina, nel senso che ritira i soldi del sussidio e se li spende come vuole.

Hadera è un pigro crogiolo di razze che si mescolano in modo naturale,  le donne arabe vanno in giro velate ma potrebbero mettersi la minigonna se ne avessero voglia. Ogni gruppo etnico tende a rinchiudersi, ma  per motivi di lingua e cucina, non di religione o razza.  Questo popolo pigro e multicolore di Israele niente chiede se non di prosperare e vivere in pace con tutti i vicini. L’odio tra ebrei e arabi, tra ebrei e palestinesi, è una invenzione della propaganda, attizzata da politicanti d’ogni parte e paese, da interessi militari strategici, da affaristi che si ingrassano sulla guerra. Anche gli editori di giornali e tv hanno il loro tornaconto: il colono ebreo, che spara al piccolo palestinese affamato perché gli ruba le mele, si vende bene. A chi importa sapere che molti conducenti di autobus e tassisti in Israele sono arabi?

Ci sono molte più probabilità di assistere a uno scontro tra due tram a Milano, che di essere coinvolti in un attentato di terroristi ad Hadera. Ma la paura persiste, la prevenzione è continua e diffusa. Giovani in tuta da combattimento con armi da guerra sorvegliano le stazioni dei treni. Pensionati dall’aria assonnata passano il metal detector sulle borse aperte delle signore all’ingresso del recinto con i banchi di frutta e verdura a prezzi convenienti. Tutte le case hanno una stanza blindata.

 Tutta la popolazione di Israele è divisa in tre, gli ebrei ortodossi, gli altri ebrei, gli arabi.

Nel giorno dello Shabbath, la festa settimanale, tutti i negozi ebrei sono chiusi, non lo impone una legge, ma il precetto rabbinico, in teoria un negozio può rimanere aperto durante lo Shabbath, ma verrebbe boicottato dagli ebrei ortodossi. A quanto raccontano in giro, gli arabi amano tirare pietre agli ebrei che si avventurano nei loro villaggi: una strategia migliore potrebbe essere quella di favorire acquisti e svago nei villaggi arabi durante lo Shabbath agli ebrei annoiati. Ma è solo una opinione personale.

                                     

                                                                                                                                                                                                                           

 

   

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Ultimo aggiornamento: 21-09-09.